Non avevo perso le parole

Pubblicato: agosto 22, 2013 in Uncategorized

Avevo perso la password

Il primo luglio Cipro assumerà la guida della presidenza del Consiglio dell’ Unione Europea, ma il rischio della bancarotta incombe sulla piccola isola mediterranea. Un Paese che diventa metafora della disastrosa situazione finanziaria in cui versa l’ Europa.

Pubblicato il 18 giugno su EaST Journal

Mancano pochi giorni al primo luglio, data in cui Cipro sostituirà la Danimarca alla guida della presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Per il piccolo paese mediterraneo entrato nell’Unione nel 2004, si tratterà di una data storica che giunge in un momento particolarmente delicato a causa della difficile situazione economica, paradigma del momento che sta vivendo l’intero continente. Mentre tutta Europa osserva con il fiato sospeso l’evoluzione della vicenda greca, Cipro rischia infatti di dover dichiarare il default proprio a causa dell’esposizione creditizia delle sue banche nei confronti del paese ellenico, che ammonta a 23 miliardi di euro.

Un’enormità se confrontata ai 17 miliardi di valore dell’ economia nazionale. Nei giorni scorsi l’ agenzia di rating Moody’s ha declassato il rating a lungo termine del debito di Cipro da Ba1 a Ba3 con la previsione di un’ evoluzione negativa. Il presidente della Cyprus Popular Bank Michael Sarris, ha affermato che il sistema bancario cipriota necessita di un’ iniezione di 6 miliardi di euro per i prossimi due anni.

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Pubblicato su EastJournal il 9 giugno 2012

Impossibilitato ad essere in Polonia ed Ucraina ho deciso di raccontare comunque gli Europei dal punto di vista dei polacchi di Birmingham. A seguire trovate la cronaca semiseria della partita d’ esordio  Polonia – Grecia.

Ci sono momenti della vita in cui in non ti trovi dove vorresti essere e allora cerchi di fare di tutto per cercare di adattare la tua realtà a quella che avresti voluto che fosse. Nel mio caso, io mi trovo a Birmingham, in Inghilterra, non quella in Alabama a cui rimandano tutti i motori di ricerca. E’ la seconda città del Regno Unito per dimensioni e popolazione, ma a volte la sensazione è quella di abitare in un grande paese. In realtà avrei voluto trovarmi qualche migliaio di km più a est, per seguire gli Europei in presa diretta, ma la mia scelta di imparare una volta per tutte la lingua inglese mi ha portato in quest’ angolo di Albione. Però la voglia di raccontare cosa sta succedendo in Polonia e Ucraina è fortissima, e quindi oggi sono andato al ristorante polacco dell’ amico Sebastian per godermi l’ esordio dei padroni di casa contro la Grecia.

Arrivo nel locale giusto in tempo per ordinare una Zywiec e assistere agli inni nazionali. Religioso silenzio durante quello greco, tutti in piedi durante quello polacco. Qualcuno accenna a cantare, ma siamo in Inghilterra, e un po’ di riservatezza tipicamente britannica è stata assorbita. Prima del kick off mi guardo intorno e realizzo che tutto è bianco rosso: bandiere, colori, sciarpe, perfino la faccia di Sebastian, il gestore del locale. Sebastian si è trasferito a Birmingham sei anni fa, dopo che il ristorante della moglie in Polonia andò in fallimento. Da allora ne sono cambiate di cose. L’ Inghilterra è entrata in recessione mentre la Polonia sta vivendo una specie di piccolo miracolo economico. Lui vorrebbe tornare a casa ma ormai i figli sono in età scolare, e spostarsi è diventato complicato. E ora è lì con la faccia dipinta coi colori della bandiera polacca, mentre metà dei suoi connazionali di Birmingham si sono raccolti nel suo locale.

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L’ ultimo Vhs

Pubblicato: giugno 6, 2012 in Uncategorized
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E anche l’ ultimo Blockbuster ha chiuso. C’è un po’ di amarezza in fondo, anche se io per le catene non sono mai andato matto. Detesto per esempio la spartizione che è stata fatta dei pub in Inghilterra, per cui se vuoi bere una pinta, finirai al 90% delle probabilità da Wetherspoon o da Mitchells&Butlers. Le catene uccidono l’ individualità, il commercio, la libera iniziativa e la concorrenza. Sono lo stato terminale del capitalismo, di cui ne determinano la morte. Mi chiedo perché non sia mai stata pensata una legge che impedisca a un unico soggetto di mettere le mani su tanti punti vendita.
Però in fondo, come dicevo, per Blockbuster mi dispiace. Non per l’ azienda in sé, ma per la categoria di prodotti che vendeva. Era l’ ultimo baluardo dell’ home video. La trincea dietro al quale si asserragliavano i sostenitori dei dvd e delle videocassette noleggiati al negozio sotto casa. Noleggio è una parola che da oggi va in pensione, perlomeno per quanto riguarda i film. E allora con nostalgia ripenso a tanti sabato pomeriggio di quando ero bambino, in cui speravo tutto il cuore che papà dopo la partita o dopo aver fatto la spesa con mamma, mi portasse alla vicina videoteca. Ricordo che era buco pieno zeppo di film che saltavano da tutte le parti. Spesso e volentieri la mia scelta cadeva su Navigator, e ancora adesso non so perché mio papà desse il suo Consenso a prenderlo, nonostante poi puntualmente mia sorella si lamentasse. E allora finiva che papà di film ne noleggiava due o tre, Navigator per me, e altri due per il resto della famiglia. Quella videoteca non esiste più da almeno una decina d’ anni. Agli inizi degli anni duemila il nuovo gestore dapprima la trasferì in un locale vicino, cercando di puntare su degli spazi più grandi ma si trovò in difficoltà con il diffondersi di internet e di E-mule. Infine tentò l’ ultima carta, quella del porno, trasformandola in una videoteca di film a luci rosse. Anche questa volta però gli disse male, visto che da lì a poco nacquero Youporn, Redtube ecc, e fu costretto a chiudere i battenti. Analoga sorte seguì la quasi totalità delle videoteche triestine, con alcune rarissime eccezioni. Solo i punti vendita Blockbuster resistettero. Fino a ieri. Era solo questione di tempo, cambia tutto, velocemente e senza quasi il tempo di poter cambiare anche noi. E così sia.

P.s. questo post fa schifo, l’ ho scritto solo per riprendere la mano. Sappiatelo.

L’ evento (anti)sportivo della giornata appena trascorsa è legato alle polemiche seguite a Catania – Milan.
Il tecnico dei rossoneri Allegri ha polemizzato aspramente per un gol fantasma non assegnato a Robinho.
La questione è spinosa e io ve la sottopongo con ogni beneficio del dubbio.
Al minuto 19 del secondo tempo, Robinho si invola verso la porta del Catania, dribbla il portiere e calcia verso la porta. Il tiro non è irresistibile e vede l’ intervento in recupero del difensore rossoblu Marchese che con un guizzo disperato riesce ad allontanare il pallone.
Appena viste le immagini dell’ azione ho subito avuto la sensazione che il pallone non fosse entrato completamente dentro la porta, pur non avendone la completa certezza. D’ altra parte le diverse riprese lasciavano adito a diversi dubbi. Poi, attorno a mezzanotte un amico ha pubblicato questa foto su facebook, tratta da Corriere.it nella quale si vede chiaramente che il pallone ha varcato la linea di porta.

Polemiche a Catania per un gol negato al Milan. La palla ha varcato o no la linea di porta? Dal fermo immagine sembrerebbe di sì

Appena vista ho ovviamente esclamato: è gol!!!
Un secondo più tardi mi sono accorto che qualcosa non tornava.
1) Il braccio di Marchese sembra staccato dal corpo

Il difensore del Catania Marchese interviene sulla linea sul tiro di Robinho nel corso del match di serie A tra Catania e Milan allo stadio Angelo Massimino (Ansa)

Il fermo immagine da dietro la porta del Catania (Ansa)

Guardando queste due immagini tratte sempre da Corriere.it si può vedere come il braccio del difensore del Catania sia sollevato ma proteso in avanti. Dall’ immagine “chiarificatrice” il braccio sembra essere tutto all’ indietro, in una posizione peraltro assai poco naturale.

2) Il piede destro di Marchese sembra sovrapporsi al palo. Potrebbe essere un’ illusione ottica, ma questa è la sensazione che ho io. Va da sé che sarebbe un gioco di gambe che va al di là di ogni legge della fisica.

3)  L’ immagine è in prospettiva e l’ immagine appare un po’ deformata siamo d’ accordo. Ma sembra che i pali non siano paralleli. E non c’è prospettiva che tenga. I pali devono essere paralleli.

4) Mi ha molto insospettito la tempistica. La partita è iniziata alle 18.00, quindi è finita poco prima delle 20.00. Le immagini relative a questo presunto errore arbitrale sono state diffuse quasi subito, e nessuna era in grado di chiarire il gol non gol. Nello specifico questa foto, che “sembra” chiarire il tutto,  è uscita attorno a mezzanotte. Come mai?

(foto tratte da http://www.corriere.it)

Prima di  scegliere se affidare la squadra a un allenatore giovane e senza esperienza in un top clup, bisogna  ponderare se quello sia il momento giusto di operare una mossa del genere. L’ Inter sta vivendo la stagione più disgraziata degli ultimi anni per una serie di ragioni che vanno ricondotte a clamorosi errori in sede di calciomercato, errata scelta dell’ allenatore a inizio campionato e limiti evidenti dell’ organico con una lunga sfilza di calciatori che ormai hanno chiuso il loro ciclo da un sacco di tempo. Pur con tutti questi difetti l’ Inter non è una squadra da nono-decimo posto. La squadra che ha affrontato l’ Olympique marsiglia nella partita di andata era per 9/11 la stessa che solo due anni fa è riuscita a vincere tutto il possibile. Una domanda che affiora raramente quando si analizza la stagione dei nerazzurri é: quanto contano i senatori? Una grande squadra si costruisce prima di tutto nello spogliatoio. Ce lo ha insegnato prima di tutti Nereo Rocco,  la nostra nazionale ci ha vinto due mondiali con Bearzot e Lippi, e lo sapeva benissimo Mourinho che era riuscito a creare una falange oplitica impenetrabile. I combattenti sono rimasti pressapoco gli stessi, ma dall’ addio del tecnico portoghese si sono succeduti generali più o meno blasonati. Dal filosofo Benitez allo spavaldo Leonardo, passando per l’ improvvido Gasperini fino al prudente Ranieri. Tutti per un motivo o per l’ altro sono stati fatti fuori dal gruppo. Una squadra come l’ Inter non può vincere sette partite di fila e poi perderne otto. Nei filotti positivi come in quelli negativi la componente del gruppo, che gioca pro o contro l’ allenatore di turno, è determinante. Sono d’accordo quando si dice che per far rinascere l’ Inter bisogna partire dai giovani, ma finché continueranno a a esserci i grandi vecchi, la macchina non riuscirà a ripartire. Stramaccioni può andare benissimo se gli si affidano le chiavi della squadra il giorno dopo la fine del campionato, dopo aver salutato gran parte dei giocatori che hanno reso grande l’ Inter e aver scelto chi può ancora essere utile alla causa. Metterlo adesso sulla panchina significa esporlo al rischio di saltare prima ancora di essersi avvicinato all’ ostacolo nonostante abbia indubbiamente la potenzialità di compiere balzi notevoli.
Ferrara et Montella docent.

Era la primavera del 1994 o era quella del 1995. Non ricordo l’ anno, ma sono sicuro che fosse primavera. Era di pomeriggio, un pomeriggio come tanti ce ne sono stati in quegli anni, ed eravamo andati a giocare al campetto della chiesa. A quel tempo il campetto era un campetto nel vero senso della parola. Una delle porte era stata disegnata sul muro della casa con un gesso giallo, mentre quell’ altra era costituita da due sassi che chissà chi aveva portato. Bisognava stare attenti a non calciare troppo forte altrimenti si poteva rompere lo specchietto retrovisore di qualche macchina parcheggiata, e soprattutto usare estrema cautela quando si giocava nel lato destro del campo. Un palleggio azzardato o una semplice svirgolata avrebbero avuto la tragica conseguenza di far terminare il pallone nel cortile dell’ Inps, perché già allora sapevamo che quello che l’ Inps prendeva, difficilmente avrebbe restituito. A dire il vero c’era anche il cortile della casa adiacente all’ Inps. Per far terminare il pallone al di là di quel buco nero ci voleva un equilibrato mix di pazzia, stupidità e piede a banana. Inutile dire che ci riuscivamo più che spesso e per un certo periodo noi bambini del quartiere instaurammo una certa amicizia con un certo Nando, un operaio che stava svolgendo chissà che lavoro al di là di quel muro. Non saprei proprio dire come e perché noi fossimo entrati a conoscenza del nome di quell’ uomo, probabilmente ce lo eravamo inventato. Ma tant’è, lui era Nando. Quando il pallone finiva al di là, ci bastava chiamarlo e in due secondi come per magia il pallone volava indietro.

Ne abbiamo fatte di partite in quel campo. Il gruppo era formato per buona parte dai miei compagni di classe, e ogni tanto si aggregavano dei bambini più grandi che abitavano il quartiere. Ricordo Moreno, c’era Danilo che giocava con me nella squadra di calcio rionale, poi Davide, e Daniele B. Daniele B. è colui che aveva inventato la rovesciata alla B. Lo spettacolare gesto tecnico inventato da questo ragazzino, che io ricordo molto antipatico e arrogante, consisteva nello sdraiarsi a terra di schiena e reclamare a gran voce un cross in modo da potersi esibire in un’ improbabile quanto ridicola sforbiciata.

La custode del campo era Adriana, una signora affetta da sindrome di Down e gattara ufficiale del quartiere.  Adriana puzzava tantissimo e aveva i capelli unti come se si fosse fatta lo shampoo con l’ olio cuore. Lavava le stanze della parrocchia con la candeggina pura. Ce ne metteva talmente tanta che era impossibile respirare. Ancora adesso mi sembra di sentire quell’ odore pungente e sgradevole ma non posso fare a meno di ricordarlo con nostalgia perché è l’ odore della mia infanzia. Volevamo bene ad Adriana e spesso la prendevamo bonariamente in giro chiamandola a squarciagola, a mo’ di Rocky Balboa. Credo che la mia disaffezione verso la chiesa sia iniziata quando arrivò un nuovo prete, la cui prima mossa appena insediatosi, fu quella di dare il benservito alla povera Adriana. Da un giorno all’ altro lei sparì e anche noi cominciammo a farci vedere sempre meno, finché al campo non ci andammo più e non fummo nemmeno accettati perché non andavamo a messa ogni domenica. Lo stesso prete fu anche il fautore del restauro del campo. Se vi capita di andarci ora non lo troverete come l’ ho descritto, ma vedrete un fiammante rettangolo con le porte, i canestri e la rete di recinzione che impedisce al pallone di rompere gli specchietti retrovisori. Nando naturalmente non c’è più, mentre credo che l’ Inps continui a fagocitare palloni. Un giorno chissà, magari al posto della pensione riceverò dieci Super Tele.

L’ ho presa alla larga, tanto alla larga, come il mio solito. In realtà non ero partito con l’ intenzione di descrivervi per filo e per segno com’era fatto il campetto, ma tant’è, la nostalgia mi ha preso la mano. In realtà volevo raccontarvi di un fatto particolare, successo appunto in quel pomeriggio di primavera di diciassette o diciotto anni fa. Quel pomeriggio avevamo avuto una spiacevole sorpresa al nostro arrivo al campo. Lo avevamo trovato occupato. Spesso accadeva infatti che le sale della parrocchia venissero affittate per le feste di compleanno. In quelle occasioni il festeggiato e gli amici del festeggiato diventavano i padroni dell’ oratorio. E chi arrivava dopo si attaccava al piffero o doveva accordarsi per giocare con loro. Il che non era sempre semplicissimo. Ma quel giorno ci andò bene. Il gruppo della festa era costituito da bambini più piccoli di noi di un paio d’ anni e riuscimmo a ottenere di giocare a calcio con loro. Da bambini i più piccoli cedono molto facilmente ai più grandi quando questi chiedono di giocare con loro, sebbene siano solo dei mocciosi con due anni di più. Non ricordo bene chi fossimo quel giorno. Della mia classe credo di ricordare Achille, Vincenzo, Andrea e Alessandro. Forse anche Giorgio. Dei più grandi c’era sicuramente Moreno, e probabilmente Daniele B. Non so come accadde né come cominciò, ma ricordo nitidamente che ci comportammo male. Non io in particolare, che però in ogni caso fui complice del crimine, ma tutti insieme, senza troppe distinzioni, anche se ricordo con certezza che il più scatenato era Moreno, che di solito invece era abbastanza tranquillo. Ci sentivamo i padroni del campo e ci comportavamo da tali. Giocavamo come se stessimo giocando contro dei nostri pari età, e non contro dei nanetti che forse non avevano sputato ancora tutti i denti da latte. Loro cominciarono presto a protestare perché giocavamo troppo duro. Non gli demmo retta. Ricordo un calcio che Vincenzo rifilò negli stinchi di un poveretto, forse neanche voluto ma dettato sicuramente da troppa foga. Rigore? Macché, state zitti stronzetti. Qualche genitore avvertito del fatto che eravamo troppo irruenti venne a redarguirci, e per un po’  calammo il ritmo, ma dopo un po’ riprendemmo come prima. Qualcuno cominciò a piangere . A quel punto credo di aver protestato con i miei amici e smisi di divertirmi. Continuai a giocare stancamente e mi venne il magone nel constatare che gli altri bambini non si stavano affatto divertendo, anzi, gli stavamo rovinando un pomeriggio di festa. Poi ci fu quella frase. Una di quelle frasi pronunciate a denti stretti che ti entrano nella pelle e non ti mollano più, e non ci sarà mai neppure modo di eliminarle, fino alla fine dei tempi. Quella frase fu pronunciata dal festeggiato, che con gli occhi lucidi ci disse: E’ il più brutto compleanno della mia vita. A quel punto smisi di giocare. Il senso di colpa per quel giorno di festa rovinato lo sento ancora oggi pesante come un macigno e quel pomeriggio stesso giurai a me stesso che mai e poi mai avrei mai  mi sarei arrogato il diritto di rovinare il compleanno di qualcun altro.

Come vedi, non sono riuscito a mantenere quella promessa. Di promesse non mantenute ho fatto la collezione nel corso degli anni, ma sono stati sempre danni che ho inflitto a me stesso quasi scientemente, per quell’ innato spirito all’ auto sabotaggio che conosci bene. Questa volta è stato diverso. Ha riguardato te, e ancora adesso non so cosa dire. Non ho mai più incontrato quel ragazzino. Non ho mai avuto occasione di dirgli quanto mi sia dispiaciuto avergli rovinato quel suo compleanno, tanto che quella giornata me la ricordo ancora oggi. Non gli potrò mai restituire quel giorno, come a te non potrò restituire la giornata di ieri. L’ unica cosa che posso fare è dedicarti questo ricordo, porgerti un fiore e invitarti a bere una birra, perché se fossimo in Italia ti chiederei di venire a ballare, ma qui siamo in Inghilterra, mannaggia alla regina!

Il Paese capovolto

Pubblicato: marzo 16, 2012 in Uncategorized
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Una delle cose che mi hanno colpito di più nei miei ultimi giorni in Italia sono state le insegne pubblicitarie. Parlo delle insegne che si trovano sopra gli esercizi commerciali, il macellaio, il negozio che vende materassi, i compro oro. Stando qualche giorno a Roma mi sono reso conto di quanto sia frequente trovare queste scritte capovolte. A testa in giù. Mi hanno spiegato che è uno stratagemma che gli esercenti utilizzano per non pagare la tassa sulla pubblicità. Possono farlo per un periodo di tempo limitato, e l’ effetto per loro è doppiamente positivo. Non pagano i tributi, e attirano l’ attenzione del passante. La scritta resta comunque perfettamente leggibile, anche se rovesciata.  Qualche anno fa mi sarei incazzato per una cosa del genere. Ora, sono solamente molto triste. Mi ha dato l’ idea di un Paese appeso con le gambe a una sbarra che guarda a testa in giù il terreno sotto di sé. Per ora resta aggrappato, trova l’ escamotage per sopravvivere ancora un poco. Ma per quanto ancora?

Non credo di essere la persona più adatta per parlare di Wislawa Szymborska. Non conosco molto della sua vita, né delle sue vicende personali. So che è polacca, so che è vissuta a Cracovia, so che ha vinto il premio nobel per la letteratura nel 1996. So che era una persona molto riservata.
Per quante poche cose sappia di lei, posso affermare con assoluta certezza che è stata una delle più grandi poetesse del nostro tempo. Non ho mai trovato nessuno con la sua stessa capacità di unire la semplicità delle parole alla ricchezza. Le sue poesie erano mondi che si aprivano partendo da un dettaglio. Cipolle, oggetti smarriti, morte. Tutto era degno di essere raccontato, tutto era degno di essere vissuto.  Se ne è andata l’ altra notte, in silenzio. Il mondo non se ne è quasi accorto. Un respiro in meno, ma che grande vuoto ora, mentre continuiamo a reggere l’ ombrello.

Il giorno dopo – senza di noi (Wislawa Szymborska)

La mattinata si preannuncia fredda e nebbiosa.
In arrivo da ovest
nuvole cariche di pioggia.
Prevista scarsa visibilità.
Fondo stradale scivoloso.

Gradualmente, durante la giornata,
per effetto di un carico d’ alta pressione da nord
sono possibili schiarite locali.
Tuttavia con vento forte e d’intensità variabile
potranno verificarsi temporali.

Nel corso della notte
rasserenamento su quasi tutto il paese,
solo a sud-est
non sono escluse precipitazioni.
Temperatura in notevole diminuzione,
pressione atmosferica in aumento.

La giornata seguente
si preannuncia soleggiata,
anche se a quelli che sono ancora vivi
continuerà ad essere utile l’ ombrello.